Archivio mensile Dicembre 2015

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Gennaio, il mese perfetto per la rigenerazione del prato

concime-granulare-lenta-cessioneNon esistono “cure eccessive” in materia di tappeto erboso e spesso, anche con manutenzioni costanti, il prato si presenta danneggiato, ingiallito o diradato a causa di malattie funginee o del freddo invernale. Molti miscugli per tappeti erbosi hanno bisogno di essere innaffiati, concimati e tagliati costantemente.

A fronte di un tappeto erboso troppo danneggiato si può decidere di operare in due modi, o rifacendo completamente il tappeto erboso o rigenerandolo. Questa operazione può essere eseguita anche come tattica preventiva una o due volte all’anno, in modo tale che il tappeto erboso risulti sempre equilibrato, compatto e sano. Inoltre l’arieggiamento del prato risulta sempre un’ottima tecnica per rinvigorirlo.

Prima di procedere con la rigenerazione bisogna controllare che non sia presente muschio o erba ingiallita; se è presente muschio si consiglia di utilizzare fertilizzanti a base di ferro mentre se è in atto una malattia funginea che causa l’ingiallimento dell’erba si consiglia di attendere un paio di settimane prima della nuova semina. Essendo Gennaio il mese perfetto per la rigenerazione, si consiglia di mettersi all’opera all’inizio del mese per rispettare i tempi di attesa dopo l’arieggiamento.

Per evitare che la malattia colpisca l’intero tappeto erboso sarà necessario rasare il prato a circa 3 cm di alteazza ed eliminare i residui d’erba ingialliti. GSuccessivamente si consiglia di rimuovere il feltro sottostante per arieggiare il terreno e permettergli di respirare meglio. Se alla fine dell’operazione il tappeto erboso sarà pieno di chiazze d’erba diradata si consiglia di ripetere l’arieggiatura una volta all’anno.

Dopo aver atteso due settimane si potrà procedere con la semina del nuovo prato, scegliendo il miscuglio specifico per il tipo di terreno in cui crescerà l’erba e il tipo di temperature a cui sarà sottoposto. Dove il prato è più spoglio si consiglia di utilizzare una maggiore quantità di sementi.

Dopo la semina si passa alla concimazione (utilizzando un concime granulare a lenta cessione), all’aggiunta di sabbia laddove il terreno risulta più compatto e più povero di sostance nutritive e di terriccio leggero. Successivamente sarà sufficiente una rapida rollatura che permetterà ai semi di insediarsi meglio nel terreno.


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Danni della Fauna Selvatica: Chi ci rimette?

caccia-cinghiale

Il problema della scarsa gestione della fauna selvatica si sta ripresentando frequentemente in questo periodo e sono numerose le proteste degli agricoltori che chiedono maggior sicurezza e attenzione nel contenimento della fauna selvatica. Al di là della credenza comune, i danni provocati dalla fauna selvatica non sono avvenimenti occasionali bensì una questione di quotiana emergenza. Il sistema è ormai al collasso: la gestione della riproduzione non funziona più e si è rotto l’equilibrio tra agricoltura, animali selvatici e grandi predatori. Occorrono interventi urgenti a livello legislativo e normativo, altrimenti la situazione potrebbe degenerare in modo irreversibile. E’ necessario dunque trovare nel più breve tempo possibile una soluzione che tuteli l’agricoltore e il cittadino e che rispetti quanto più possibile il principio di conservazione delle specie animali e la biodiversità.
Attualmente gli interventi contenitivi affrontati per tentare di far fronte al problema sono di due tipologie: indennizzi economici e abbattimenti. Entrambi questi metodi però si rivelano dispendiosi e inefficaci; infatti gli indennizzi delle Amministrazioni Pubbliche richiedono grosse somme di denaro per risarcire solo parzialmente il danno e soprattutto non servono a prevenire il problema ma si limitano soltanto a curarlo mentre gli abbattimenti spesso vengono effettuati da persone che semplicemente detengono il brevetto da cacciatori e non da zootecnici qualificati e il rispetto della fauna e della biodiversità viene dimenticato a favore degli interessi del cacciatore. Insomma, tutti ci rimettono.
In Francia la situazione è completamente differente e i danni alle colture agricole e all’ambiente li devono pagare i cacciatori. Sono molto diffusi i cinghiali, i cervi, i daini, i camosci e i mufloni. Nicolas Jean, presidente della Federazione dei cacciatori delle Alte Alpi (il dipartimento francese della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) ha ricordato che la Federazione si occupa di gestire i danni, controllando popolazione dei grandi selvatici, attuando misure di prevenzione puntuali e raccogliendo i fondi tra i cacciatori per pagare gli indennizzi: ogni cacciatore paga, oltre al costo del bracciale di caccia, una tassa di selezione.
Nelle zone in cui sono state sperimentate pratiche di cattura tramite gabbie e abbattimento controllato i danni relativi alla fauna selvatica sono decisamente diminuiti. Ma la domanda che sorge spontanea è perchè nel 2015 ci siano ancora questi problemi di sovrappopolamento animale che costringono a ricorrere all’abbattimento. La risposta naturalmente sta negli interessi economici che si nascondono dietro all’attività venaria, confermati dai continui ripopolamenti che alcune Regioni Italiane e alcuni cacciatori effettuano, insediando fin troppi cinghiali e caprioli. Risolvere il problema alla radice tramite la prevenzione comporta un investimento iniziale per la realizzazione di trappole non lesive, gabbie, recinti fissi e mobili e dissuasori sonori, investimento ripagato dalla sicura diminuzione dei danni.
Le risorse finanziarie per garantire adeguati incentivi economici alle Aziende agricolee zootecniche potrebbero essere reperibili nell’ambito dei PSR adottati dalle Regioni in attuazione della Politica Agricola sostenuta dall’Unione Europea, in particolare nell’ambito degli investimenti non produttivi previsti nell’Asse II dei PSR, con particolare riferimento agli interventi realizzabili nei siti della rete Natura 2000 o a salvaguardia di specie presenti negli allegati delle Direttive Habitat e Uccelli della UE.

 

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Cosa piantare nell’Orto a Dicembre?

orto-a-dicembre-gennaio-febbraio-marzoA Dicembre non ci sono soltanto le stelle di Natale a colorare le nostre case, nè soltanto le foglie rosse degli alberi a colorare i nostri giardini. Anche l’orto spesso può serbare delle sorprese interessanti e proprio perchè il freddo è in arrivo non si può stare di certo fermi con le mani in mano.

Quando ci si appresta a piantare nuove piantine nell’orto bisogna ricordare di evitare le giornate di pioggia e il terreno zuppo d’acqua e gelato. Nel caso non fosse possibile evitare periodi di frequenti gelate si consiglia di utilizzare delle cassette di legno per la prima semina poi trapiantare nel terreno dopo qualche mese, dopo la fase di diradamento, dove, a partire da più piantine cresciute a distanze molto ravvicinate, si selezionano le migliori da piantare nell’orto. Prima di acquistare i semi bisogna ricordare che le migliori piante che si possono piantare nel periodo invernale sono:

Aglio: si consiglia di trapiantare direttamente nel terreno da ottobre a fine dicembre.

Angurie: si consiglia la semina in serra calda da febbraio a marzo.

Asparagi: i semi di asparago possono essere coltivati direttamente nel terreno da marzo a fine maggio mentre le radici da ottobre a marzo.

Basilico: si consiglia la semina in semenziaio riscaldato da febbraio a marzo.

Fragole: le fragole possono essere seminate tramite trapianto in campo nel periodo che va da inizio settembre fino alla fine del mese di febbraio dell’anno successivo. La semina può anche essere fatta in semenzaio in ambiente riscaldato nei mesi di febbraio e marzo. Per la semina in semenzaio in ambiente protetto è necessario attendere il mese di marzo.

Lattughe da taglio: le lattughe da taglio possono essere seminate in semenzaio in ambiente riscaldato nel periodo che va da inizio novembre fino alla fine di febbraio dell’anno successivo. La semina direttamente a dimora può essere fatta nel trimestre marzo-maggio oppure nel bimestre settembre-ottobre.

Piselli e taccole: la semina di piselli e taccole può essere fatta direttamente a dimora a partire da ottobre fino ad arrivare alla fine del mese di maggio dell’anno successivo.

Spinaci: gli spinaci possono essere seminati direttamente a dimora in tutti i mesi dell’anno fatta eccezione per gennaio, luglio e dicembre.

 

 

 

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Perchè scegliere un vero Abete come albero di Natale?

albero-di-nataleNatale è ormai alle porte e già da prima dell’8 di Dicembre centinaia di famiglie italiane si sono messe all’opera per fare un albero di Natale più bello di quello dell’anno precedente.

Molte di queste persone si saranno chieste se riutilizzare l’albete finto dell’anno passato o acquistarne uno nuovo, vero. Questa è la fatidica domanda che accomuna gli amanti dell’acquisto consapevole e del green e secondo la maggior parte di questi è preferibile acquistare un albero in plastica in quanto riutilizzabile e amico dell’ambiente, perchè non taglia gli alberi. Ma tagliare gli alberi non significa non essere amici dell’ambiente, farlo in modo irrazionale lo è; infatti i materiali plastici e sintetici non hanno mai protetto i boschi e l’aria che respiriamo.

Gli alberi made in China sono costituiti da leghe metalliche e plastiche, come il polietilene tereflatato, che producono gas tossici durante la produzione e inquinamento durante il trasporto, mentre gli alberi veri sono a impatto e chilometro 0. Anche i costi di smaltimento sono più elevati di quanto si possa credere in quanto la plastica è un derivato del petrolio.

L’abete vero, al contrario, non ha bisogno di essere smaltito ma può diventare parte del nostro giardino o di un parco, sostenendo anche l’economia del proprio territorio. Inoltre l’abete vero profuma l’ambiente domestico e da un tocco di classe alla stanza che lo ospita, senza creare sprechi e far del male all’ambiente. Trapiantarlo in terra non è un’operazione complicata e per mantenerlo in salute fino alla messa a dimora è sufficiente annaffiarlo e utilizzare i fertilizzanti specifici per le Piante Verdi

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Umidità vs. Prato

immagine prato verde colline montagne italiaEssendo una cultura perenne il prato spesso viene presidiato da piante infestanti e da malattie funginee e per questo è importante tenere sempre controllato lo stato di salute del tappeto erboso. Il primo e anche il più importante accorgimento da seguire nella cura del prato è cercare di tenerlo rasato, allo scopo di evitare l’insorgenza di piante infestanti che possono sottrargli nutrimento e indebolirlo. Non in tutte le zone però le piante infestanti arrecano danni, infatti, se adeguatamente controllate possono essere d’aiuto in terreni soggetti all’erosione, come quelli collinari, montani o di alcuni campi da golf ricchi di dune. Un terreno povero di sostanze nutritive e un tappeto erboso soggetto all’umidità e agli sbalzi climatici si trovano sempre a contatto con agenti patogeni e per questo rischiano di ammalarsi facilmente.

le-malattie-del-pratoFuciformis Laetisaria

Questa malattia dei tappeti erbosi si manifesta con un progressivo arrosamento dei fili d’erba nei periodi in cui il livello di umidità sfiora picchi molto alti e le temperature oscillano tra i 10° C e i 25° C, in primavera e autunno, ed è tipica di prati come Poa, Festuca, Lolium e Agrostide.

Il primo sintomo premonitore di questa malattia sono grosse chiazze d’erba impregnata d’acqua. Una volta che il patogeno ha infettato una parte del prato esso inizierà a seccarsi velocemente, assumendo un aspetto frastagliato a causa dei diversi colori assunti dall’erba.

L’invasione del fungo è rapida e le lamine fogliari potrebbero iniziare a morire nel giro di pochi giorni dopo l’infezione. A seconda del tipo di terreno e del tipo di tappeto erboso sarà quindi necessario procedere con la concimazione specifica e cercare di mantenere un pH del terreno di 7.0. Inoltre non bisogna assolutamente innaffiare il prato durante il giorno bensì bisognerà attendere la sera per fornire un buon drenaggio al terreno ed evitare che calura ed umidità peggiorino la situazione. Nel caso in cui la situazione non si fosse risolta sarà necessaria l’applicazione del fungicida specifico.

 

malattia-prato-invernoMicrodochium Nivale

Un’altra delle malattie più frequenti del tappeto erboso nella zona settentrionale dell’Italia è la Microdochium Nivale che si manifesta soprattutto durante il periodo invernale ed è causata dagli sbalzi di temperatura, dalla presenza di neve per periodi prolungati e in zone ombreggiate dove essa tarda a sciogliersi. I tappeti erbosi più a rischio sono Lolium e Agrostidi. Diversamente dalla maggior parte degli altri agenti patogeni, questo fungo si sviluppa a basse temperature quando il termotro raggiunge gli 0°C; infatti questa malattia può presentarsi sia in presenza sia in assenza di neve, non solo a Dicembre, Gennaio e Febbraio ma anche in autunno e primavera, quando le temperature possono scendere anche oltre i -10°C.

La presenza del fungo si manifesta generalmente dopo lo scioglimento della neve ed è visibile ad occhio nudo a causa della presenza di macchie di colore giallo-marrone dal diametro di 5 cm che possono crescere e scurirsi fino ad assumere colori rossastri o grigiastri e un diametro di 25 cm. Dopo essersi sviluppate le macchie vengono ricoperte da uno strato bianco di muffa. Una volta che il freddo è passato, le spore del fungo si dovrebbero disperdere nell’aria e la patologia funginea dovrebbe scomparire o andare in “riposo vegetativo” fino al ritorno del freddo. Si consiglia dunque di eliminare il feltro, che spesso rappresenta il focolaio della malattia, di arieggiare il prato e seminarlo nuovamente in quella zona. E’ buona norma non eccedere nell’utilizzo di azoto durante la concimazione e controllare sempre che il pH non sia acido. Per prevenire la ricomparsa della malattia si consiglia l’utilizzo di prodotti fitosanitari.

 

 

 

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Ad ogni albero la sua cura

meleOrmai anche il mese di Dicembre è arrivato e a poco a poco tutte le piante sono andate in letargo.

Un buon giardiniere però sa che non deve abbassare la guardia e che questo è un periodo più libero dal lavoro intenso della primavera e dell’estate e quindi perfetto per dedicarsi ad abbellire il proprio giardino e dedicarsi in particolare alla potatura.

La potatura del giardino può rivelarsi uno dei momenti più creativi del giardiniere, in cui ci si può sbizzarrire e creare divertenti sculture di siepi o precisi alberi a punta e il segreto del successo di ogni giardiniere che si rispetti è proprio saper trasformare questa creatività innata in una piccola opera d’arte.

siepi elefanteQuali sono gli strumenti indispensabili alla potatura?

Per i nuovi del mestiere è sempre meglio fare un riepilogo degli strumenti più importanti per effettuare una potatura professionale sfruttando pochi e semplici attrezzi da giardinaggio.

  • Cesoie affilate: gli alberi da frutto si ammalano facilmente dunque si consiglia di effettuare dei tagli netti in modo che impediscano alle malattie di penetrare nella pianta.
  • Seghetti per potatura: il seghetto è necessario per potare i rami più spessi e anch’esso dev’essere ben affilato.
  • Scala a pioli: per potare gli alberi da frutto più alti usare una scaletta robusta.

Manutenzione degli Alberi Adulti

Quando bisogna occuparsi della manutenzione del giardino è sempre meglio iniziare dagli alberi più anziani per accertarsi che non ci siano rami pericolanti o malati. E’ fondamentale assicurarsi che i rami laterali che si dipartono dai rami che formano lo scheletro dell’albero non diventino più pesanti dei rami principali. Per evitare che ciò accada bisogna effettuare una potatura in modo che la struttura di base dell’albero resti sempre equilibrata e simile nel corso degli anni.

Manutenzione dei Ciliegi

Il ciliegio è una delle piante da frutto più comuni in Emilia Romagna e anche se non siamo in stagione di ciliegie è necessario parlare subito di questa pianta. Il ciliegio con il passare degli anni si trasforma in un albero dal tronco robusto che risulterebbe troppo grande per dare un buon raccolto. Per essere sicuri di trovare tante ciliegie nel mese di Maggio è assolutamente necessario potare la pianta sempre a forma di cespuglio. Si consiglia di potare il ciliegio alcuni mesi dopo averlo messo a dimora e di fare la prima potura ad agosto in modo tale da permettere ai rami di cicatrizzare. Per avere una buona produzione bastano cinque o sei rami principali ben distribuiti sul tronco ed è necessario ricordarsi di tagliarli della stessa lunghezza e di ricoprire di Arbrex i tagli più importanti per permettere a nuovi germogli di crescere. Quando un ciliegio diventa vecchio può essere facilmente ringiovanito semplicemente rimuovendo i rami che crescono verso l’interno, oltre naturalmente a quelli malati. Dopo aver effettuato questa operazione è però necessario aspettare un anno prima di occuparsi dei rami alla base.

Manutenzione di Melo e Pero

Anche la potatura del melo e del pero sono operazioni piuttosto semplici da effettuare perchè si limitano ad una potatura di ritorno dei rami principali e all’eliminazione di un terzo dei rami. I rami laterali si potano di ritorno fino a due o tre gemme, su cui si svilupperà il legno fruttifero. I rami fruttiferi formatisi in estate o quelli lunghi meno di 25 centimetri non vanno potati e nel corso degli anni bisogna tenere cinque rami principali in modo tale che fuoriescano dal tronco ad altezze diverse, puntando in direzioni diverse.

Se necessario i rami potranno essere piegati e fissati con corda o altro materiale robusto da ancoraggio. L’anno seguente questi legacci potranno essere rimossi mentre i rami laterali verranno tagliati a metà della loro lunghezza e i rami più vecchi e incrociati si eliminano per permettere alla luce del sole di penetrare meglio nella chioma.

 

 

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Come ottenere un’alta produzione di kiwi

kiwi-pianta-invernoSebbene il kiwi sia una pianta da frutto che preferisce dimorare e fruttificare in zone temperate calde, spesso è possibile vedere coltivazioni di kiwi anche nelle zone più a Nord dell’Italia. E’ proprio in queste aree della nostra penisola che diventa indispensabile proteggere il fusto e i rami dal freddo autunnale e invernale, nonostante si pensi che raggiunto il riposo vegetativo, il kiwi sia in grado di sopportare il freddo alla pari del melo e del pero. Bisogna però ricordare che il freddo ha una grande incidenza sulla produzione della pianta, riducendola anche della metà se le temperature scendono sotto i quindici gradi e dell’80% se le temperature scendono sotto i -18°C.

Le piante di età inferiore ai 4 anni invece non sono in grado di sopportare le basse temperature e anche una clima di pochi gradi sotto zero può essere letale, soprattutto se il freddo arriva prima che le piante abbiano raggiunto la fase di riposo vegetativo. Per questo motivo, in presenza di una coltivazione intensiva di kiwi sarà necessario adottare i materiali più adatti per tenere le piante al riparo durante l’inverno e assicurar loro protezione dalle gelate.

Spesso vengono adoperati sacchi di iuta, in quanto il loro prezzo è molto accessibile, ma bisogna ricordare che questo mezzo non è sicuramente il più adatto per proteggere i frutti. Frequentemente viene utilizzata anche la paglia, che ha un costo ancora più accessibile ma con scarsi risultati e lunghissimi tempi di posa. Il polistirolo invece rappresenta la protezione più efficace contro il freddo e il costo maggiore del polistirolo è giustificato dalla maggiore efficacia.

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La Pianta del Kiwi dalla Primavera all’Autunno

come-piantare-i-kiwiNon tutti sanno che la pianta del Kiwi, detta anche Actinidia Chinensis, è una pianta dioica in quanto può essere o di sesso maschile o di sesso femminile e questa caratteristica deve essere sempre tenuta a mente quando ci si appresta a piantare un kiwi in giardino; infatti, per poter fruttificare, la pianta del kiwi delle essere femmina e al suo fianco deve essere presente una pianta di kiwi maschio per svolgere il ruolo di impollinatrice. Se lo spazio è ristretto queste due piante possono essere poste una di fianco all’altra ma se lo spazio è più grande si può pensare di costruire un pergolato, tenendo a mente anche che una pianta di kiwi di sesso maschile può impollinare fino a cinque kiwi di sesso femminile.

Il kiwi, essendo una pianta che teme le zone più fredde, è perfetta per essere piantata in primavera e negli stessi luoghi in cui si piantano arance e limoni. Se viene piantata in zone più fredde è necessario ritirarla o coprirla bene durante i periodi delle gelate invernali.

Ogni anno, durante la primavera, è consigliabile interrare ai piedi della pianta del concime specifico e bisognerà sempre ricordare di innaffiarla durante i periodi dell’anno più caldi. Inoltre la posizione ottimale per il kiwi è accanto ad un muro e devono sempre essere presenti dei fili di ferro verticali e orizzontali per indirizzare i rami: il fusto principale deve sempre crescere verticalmente, mentre i germogli laterali devono crescere lungo i fili di ferro.

Dopo aver messo a dimora il kiwi, è necessario tagliare l’apice dell’astone, facendo attenzione che restino sul fusto almeno due gemme da far crescere orizzontalmente nelle due direzioni opposte. In estate andranno poi cimate le branche orizzontali e quelle dei germogli laterali per incoraggiare la formazione dei getti fruttiferi.

Già dall’anno successivo, durante l’inverno, sarà possibile sfoltire i rami più carichi di foglie. E’ un’operazione fondamentale per non trovarsi un cumulo di rami ingarbugliati e per evitare che questo accada andremo a toglier i rami fruttiferi di tre anni fino ad una gemma dormiente vicino al fusto principale, al fine di rinnovare i rami laterali portatori di frutti. I lacci utilizzati precedentemente andranno tolti e sostituiti con dei lacci nuovi.

Durante l’inverno soltanto nei luoghi dove non c’è pericolo di gelate si potranno lasciare i frutti appesi all’albero e raccoglierli a poco a poco, da dicembre fino agli inizi di febbraio, prima che la pianta ricominci a germogliare. In caso di gelate sarà necessario raccogliere tutti i frutti prima che si deteriorino. I frutti raccolti potranno poi essere conservati fino ad aprile, in un luogo fresco, asciutto e lontano da fonti di calore.

 

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Vuoi assicurarti che i Tuoi Alberi siano Sani?

malattie alberiTutte le proprietà al cui interno sono presenti alberi di grandi dimensioni assumono un valore più alto sul mercato, in quanto le piante migliorano molto l’aspetto di una casa e la impreziosiscono, soprattutto se essa si trova in città.

Paradossalmente la manutenzione dei grandi alberi è minore di quella che necessitano le piccole piante o le siepi ma almeno due volte all’anno è necessario che si dia un’occhiata anche allo stato di salute delle piante più grandi, le quali, nel caso di un cedimento, potrebbero danneggiare persone, automobili o addirittura la proprietà stessa.

La prima cosa da fare quando ci si rapporta con piante di grosse dimensioni è accertarsi dello stato di salute dei rami, i quali possono essere penzolanti, rotti o inclini alla rottura oppure impigliati nella chioma dell’albero e difficili da intravedere. I rami morti invece sono i più semplici da individuare, soprattutto quando gli alberi sono senza foglie. In caso di malattia, i rami potrebbero essere attaccati da funghi, spaccati vicino al tronco o privi di corteccia, a dimostrazione che il legno sta lentamente morendo. In tutti i casi l’intervento migliore è rimuovere i rami morti ogni volta che vengono individuati e tenere sotto controllo quelli malati e tagliarli se si corre il rischio che tutta la pianta si ammali.

Operazioni simili si possono effettuare anche sul tronco, controllando che non siano presenti rotture, fessure, malattie della corteccia che si manifestano con buchi oppure che non si siano sviluppati funghi. Bisogna prestare molta attezione ai piccoli segni di malattia della pianta perchè spesso un albero apparentemente bello può risultare marcio al suo interno e dunque molto pericolante.

Non tutti sanno che le radici dle piante si dividono in due gruppi: radici di ancoraggio e radici di assorbimento. Mentre le prime sono grosse e legnose, adatte a sostenere il peso della pianta e capaci di sopportare meglio situazioni avverse, le seconde portano nutrimento ad essa e quando vengono danneggiate o si ammalano le foglie ingialliscono visibilmente. I sintomi dei problemi alle radici possono essere causati da infezioni funginee sulle radici alla base del tronco o alla base della pianta, buchi, suolo rialzato che può provocare l’inclinamento oppure lavori di manutenzione mal eseguiti che possono aver tagliato alcune delle radici. Per assicurarti che le piante del tuo giardino siano sane e non comportino rischi ti consigliamo sempre di affidarti a degli specialisti.

 

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Come piantare un Melograno in Giardino

come piantare un melogranoChi non desidererebbe avere un brillante albero di melograno nel suo giardino? Pochi sanno che questo desiderio è davvero semplice da esaudire. Innanzitutto è necessario scegliere la varietà di melograno da piantare. Noi tra le diverse varietà consigliamo il Punica Granatum che può innalzarsi fino a due metri e mezzo di altezza e produrre fiori di colore arancione durante l’estate. Se si preferisce avere un melograno più piccolo nel proprio giardino, si può optare per il Melograno Nano che arriva soltanto ad un metro di altezza e può anche essere coltivato in vaso.

Per piantare un melograno ci sono diversi metodi, si può partire da una piantina, da una talea o dal seme, anche se quest’ultima soluzione si rivela sempre la più difficoltosa. Prima di vedere i frutti sarà necessario attendere che la pianta diventi adulta, aspettando almeno tre anni.

Le talee possono essere recise direttamente dalla pianta, tagliando un ramo di 25 cm e coprendo l’area tagliata con un ormone radicante, mentre le piantine possono essere acquistate nei negozi specializzati. Il periodo ideale per recidere e piantare una talea va da febbraio a marzo, quando la pianta è ancora dormiente. Prima di piantare il melograno, bisogna assicurarsi di posizionarlo in una zona soleggiata dove il terreno è ben drenato, al riparo dal vento e dall’umidità.

Una volta che l’alberello è stato piantato bisognerà innaffiarlo, in modo da stabilizzare il terreno attorno ad esso. In seguito sarà necessario innaffiarlo ogni due o tre giorni, finché non inizieranno a crescere nuove foglie, segno che la radicazione e l’ambientazione della pianta stanno andando a buon fine. Con il passare delle settimane sarà possibile innaffiare l’alberello ogni 7-10 giorni, ricordando di innaffiare più abbondantemente quando i primi fiori e i primi frutti iniziano a sbocciare. Durante il primo anno di vita del melograno sarà necessario concimarlo almeno tre volte con appositi fertilizzanti. Il mantenimento, oltre all’innaffiatura, consiste nel tenere pulito il terreno attorno al fusto, estirpando le piante infestanti.