Danni della Fauna Selvatica: Chi ci rimette?

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Danni della Fauna Selvatica: Chi ci rimette?

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Il problema della scarsa gestione della fauna selvatica si sta ripresentando frequentemente in questo periodo e sono numerose le proteste degli agricoltori che chiedono maggior sicurezza e attenzione nel contenimento della fauna selvatica. Al di là della credenza comune, i danni provocati dalla fauna selvatica non sono avvenimenti occasionali bensì una questione di quotiana emergenza. Il sistema è ormai al collasso: la gestione della riproduzione non funziona più e si è rotto l’equilibrio tra agricoltura, animali selvatici e grandi predatori. Occorrono interventi urgenti a livello legislativo e normativo, altrimenti la situazione potrebbe degenerare in modo irreversibile. E’ necessario dunque trovare nel più breve tempo possibile una soluzione che tuteli l’agricoltore e il cittadino e che rispetti quanto più possibile il principio di conservazione delle specie animali e la biodiversità.
Attualmente gli interventi contenitivi affrontati per tentare di far fronte al problema sono di due tipologie: indennizzi economici e abbattimenti. Entrambi questi metodi però si rivelano dispendiosi e inefficaci; infatti gli indennizzi delle Amministrazioni Pubbliche richiedono grosse somme di denaro per risarcire solo parzialmente il danno e soprattutto non servono a prevenire il problema ma si limitano soltanto a curarlo mentre gli abbattimenti spesso vengono effettuati da persone che semplicemente detengono il brevetto da cacciatori e non da zootecnici qualificati e il rispetto della fauna e della biodiversità viene dimenticato a favore degli interessi del cacciatore. Insomma, tutti ci rimettono.
In Francia la situazione è completamente differente e i danni alle colture agricole e all’ambiente li devono pagare i cacciatori. Sono molto diffusi i cinghiali, i cervi, i daini, i camosci e i mufloni. Nicolas Jean, presidente della Federazione dei cacciatori delle Alte Alpi (il dipartimento francese della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) ha ricordato che la Federazione si occupa di gestire i danni, controllando popolazione dei grandi selvatici, attuando misure di prevenzione puntuali e raccogliendo i fondi tra i cacciatori per pagare gli indennizzi: ogni cacciatore paga, oltre al costo del bracciale di caccia, una tassa di selezione.
Nelle zone in cui sono state sperimentate pratiche di cattura tramite gabbie e abbattimento controllato i danni relativi alla fauna selvatica sono decisamente diminuiti. Ma la domanda che sorge spontanea è perchè nel 2015 ci siano ancora questi problemi di sovrappopolamento animale che costringono a ricorrere all’abbattimento. La risposta naturalmente sta negli interessi economici che si nascondono dietro all’attività venaria, confermati dai continui ripopolamenti che alcune Regioni Italiane e alcuni cacciatori effettuano, insediando fin troppi cinghiali e caprioli. Risolvere il problema alla radice tramite la prevenzione comporta un investimento iniziale per la realizzazione di trappole non lesive, gabbie, recinti fissi e mobili e dissuasori sonori, investimento ripagato dalla sicura diminuzione dei danni.
Le risorse finanziarie per garantire adeguati incentivi economici alle Aziende agricolee zootecniche potrebbero essere reperibili nell’ambito dei PSR adottati dalle Regioni in attuazione della Politica Agricola sostenuta dall’Unione Europea, in particolare nell’ambito degli investimenti non produttivi previsti nell’Asse II dei PSR, con particolare riferimento agli interventi realizzabili nei siti della rete Natura 2000 o a salvaguardia di specie presenti negli allegati delle Direttive Habitat e Uccelli della UE.

 

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